FOCUS ECONOMIA E LAVORO 2026 LUCCA

I principali dati, tendenze e indicatori su economia e lavoro in provincia di LUCCA

Presentato alla Camera del Lavoro di Lucca il Focus IRES 2026 economia e lavoro, realizzato da Maurizio Brotini e Andrea Cagioni. RAPPORTO INTEGRALE

Si riporta l’introduzione del rapporto: “In positivo, l’economia lucchese conferma la sua vocazione internazionale, con un export che nel 2024 ha superato i 13 miliardi di euro e un saldo commerciale in forte attivo (passato da 1,4 a 3,8 miliardi fra 2021 e 2025), trainato da un settore manifatturiero solido e competitivo. Tuttavia, i segnali di difficoltà appaiono molteplici e strutturali. La crescita economica, misurata dal PIL e dal valore aggiunto, appare rallentata e disomogenea. Dopo la ripresa post-pandemica, l’industria in senso stretto ha subito una brusca frenata (-2,8% nel 2023 e -2,3% nel 2024), e le costruzioni mostrano segni di esaurimento. La crescita è affidata principalmente ai servizi, ma ciò cela un profondo mutamento strutturale, non in grado di generare sviluppo occupazionale complessivo.
I dati evidenziano un chiaro processo di terziarizzazione debole: la crescita occupazionale si concentra nei servizi a basso valore aggiunto, mentre l’industria perde peso in termini di unità di lavoro. Ne risulta un’occupazione sostanzialmente stagnante dal 2008 al 2024 (da 155.209 a 155.126 ULA), ma con una composizione più polarizzata. A questa stasi si aggiunge un mercato del lavoro che, nel medio periodo (2019-2025), premia le forme contrattuali precarie (assunzioni a termine +7%, stagionali + 26,9%, intermittenti +30,2%) a scapito di quelle stabili (indeterminato -4,8%), creando instabilità e discontinuità reddituale per i lavoratori.
Questa polarizzazione si riflette in modo drammatico sulle retribuzioni. Emerge una frattura netta tra un’industria che, pur in difficoltà, garantisce buoni livelli salariali (oltre 33.000€ lordi annui a fronte di una media provinciale di 23.060€), e un vasto arcipelago di terziario arretrato che assorbe quasi il 40% dei lavoratori privati, ma contribuisce solo per il 21,7% alla massa salariale. In comparti come la ristorazione e i servizi alle imprese, le retribuzioni medie annue crollano rispettivamente a 11.162€ e 14.252€, valori che, uniti ai ridottissimi giorni lavorati medi (181 e 202 giorni all’anno), testimoniano una condizione diffusa di lavoro sommerso, sottoccupazione e precarietà.
L’indicazione più eclatante e allarmante, tuttavia, emerge dall’analisi di medio periodo (2014-2024) dei redditi da lavoro. Al netto dell’inflazione – che nel decennio ha eroso il 20,8% del potere d’acquisto–, i lavoratori e le lavoratrici dipendenti, sia pubblici che privati, si sono impoveriti. I dipendenti pubblici hanno subito una diminuzione del loro reddito reale del -13,9%, quelli privati del 5%%. Al contrario, per il lavoro autonomo la variazione nominale dei redditi è stata ampiamente superiore al tasso d’inflazione. Ciò vale per artigiani (+41,1%) commercianti (+32,7%) e cariche elettive (+40,1%), che hanno quindi beneficiato di un vero e proprio trasferimento di ricchezza.
In conclusione, il modello di sviluppo della provincia di Lucca produce un paradosso che rischia di diventare insostenibile: un’economia che corre sui mercati internazionali trainata dalla manifattura, ma che lascia indietro chi lavora. La crescita dei servizi non crea valore, ma si limita ad assorbire forza lavoro in condizioni di precarietà e bassi salari.
Il risultato, certificato dai dati 2014-2024, è un decennio di impoverimento reale per il lavoro dipendente, pubblico e privato. Una crescita che non si traduce in benessere diffuso non è solo ingiusta: è strutturalmente debole.”

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