FOCUS ECONOMIA E LAVORO 2026 LIVORNO
I principali dati, tendenze e indicatori su economia e lavoro in provincia di LIVORNO

Presentato alla Camera del Lavoro di Livorno il Focus IRES 2026 economia e lavoro, realizzato da Maurizio Brotini e Andrea Cagioni, con la partecipazione del segretario della Camera del Lavoro Gianfranco Francese.
RAPPORTO INTEGRALE FOCUS ECONOMIA E LAVORO 2026 PROVINCIA DI LIVORNO Focus Livorno ’26 ires toscana
Di seguito, riportiamo stralci dell’introduzione del rapporto: “La crisi del manifatturiero tradizionale, citata nel rapporto regionale di IRES come elemento centrale della stagnazione, trova a Livorno una delle sue manifestazioni più evidenti. Mentre la Toscana vede una crescita anemica del PIL (+0,3%) trainata da farmaceutico e terziario avanzato (le “isole di prosperità”), Livorno non sembra beneficiare di queste eccellenze, rimanendo più esposta ai settori in declino.
Nel complesso, la condizione del lavoro dipendente del settore privato nella provincia di Livorno appare in forte affanno, a partire dalla sua composizione settoriale, che vede un peso occupazionale dell’industria ormai marginale. Nella lunga transizione da un’economia contraddistinta da una diversificata e qualificata base industriale a un’economia fondata su servizi a basso valore aggiunto – il modello della terziarizzazione debole –, è significativo che il comparto che impiega il maggior numero di addetti, i servizi di alloggio e ristorazione, offra una retribuzione media annua di appena 10.480 euro lordi.
Ciò significa – al netto dell’incidenza del lavoro sommerso non misurato dalle statistiche, che ammortizza in parte il lavoro povero –, che una parte significativa di lavoratori e lavoratrici, pur avendo un impiego, non raggiungono un reddito sufficiente per una vita dignitosa e indipendente.
Combinando composizione settoriale e struttura salariale, risalta una gerarchia ben delineata: una quota ristretta di lavoratori ben retribuiti (servizi qualificati del terziario avanzato, manifattura), una fascia di lavoratori e lavoratrici che si collocano come reddito in posizione intermedia (logistica, costruzioni, commercio) e una periferia estesa di lavoratori del terziano arretrato con livelli salariali bassi o medio-bassi.
La dinamica decennale (2014-2024) dell’occupazione e dei redditi da lavoro è illuminante. Al considerevole aumento dei lavoratori dipendenti privati (da 77.000 a 90.000 unità) è corrisposta una crescita dei loro redditi di appena l’11,5% in dieci anni, ben al di sotto dell’inflazione cumulata nel periodo, pari a +20,8%. Quanto esposto significa che l’occupazione è cresciuta solo in quantità, ma la sua dimensione qualitativa si è impoverita, nella misura in cui la nuova occupazione creata è prevalentemente a basso salario, part-time o collocata in attività a scarso valore aggiunto. Si è scambiata quantità con qualità, e così una quota maggioritaria della classe lavoratrice ha subito una diminuzione dei salari reali.
In conclusione, l’economia della provincia di Livorno sembra incarnare il fallimento della transizione post-industriale. La storica base manifatturiera (chimica, cantieristica, porto, automotive e siderurgia) che la caratterizzava non è stata sostituita da servizi qualificati, ma da un terziario povero a basso valore aggiunto. Il risultato è un’economia stagnante (PIL a crescita zero), un mercato del lavoro sempre più polarizzato e una classe lavoratrice che, pur aumentando numericamente, vede peggiorare le proprie condizioni reddituali e di tutela. Questi indicatori certificano che la trappola della terziarizzazione debole si sta chiudendo: senza politiche industriali mirate e investimenti pubblici, la crisi produttiva e occupazionale rischia di trasformarsi in una profonda crisi sociale.”