FOCUS ECONOMIA E LAVORO 2026 AREZZO
I principali dati, tendenze e indicatori su economia e lavoro in provincia di AREZZO

Presentato alla Camera del Lavoro di Arezzo il Focus IRES 2026 economia e lavoro, realizzato da Maurizio Brotini e Andrea Cagioni, con la partecipazione di Alessandro Tracchi, segretario provinciale Cgil.
Di seguito, riportiamo l’introduzione del rapporto: “Dopo la notevole spinta post-pandemica del 2021/2022, l’economia aretina ha subito un brusco ridimensionamento dei propri ritmi di crescita. Il biennio 2023-2024 segna una fase di sostanziale stagnazione, con incrementi del PIL reali prossimi allo zero (+0,2% e +0,0% rispettivamente), mentre le stime per il 2025 indicano una moderata ripresa (+0,7%), sufficiente comunque a portare il valore del PIL reale a sfiorare 11,2 miliardi di euro.
Questo andamento, pur riflettendo dinamiche nazionali e internazionali, presenta specificità locali meritevoli di approfondimento.
I servizi si confermano il motore principale dell’economia aretina, con una crescita costante e ininterrotta per tutto il quinquennio 2021-2025. Pur registrando tassi di incremento molto contenuti nell’ultimo triennio (+0,1% nel 2023, +0,5% nel 2024, +0,3% stimato nel 2025), tale settore ha svolto una funzione di ammortizzatore, compensando le difficoltà degli altri comparti e garantendo la tenuta complessiva del sistema. La sua incidenza sull’occupazione totale è lievemente aumentata, passando dal 58,3% nel 2008 al 60,9% nel 2024.
L’industria in senso stretto, storicamente il cuore pulsante del manifatturiero aretino (oreficeria, meccanica, moda), ha vissuto una parabola altalenante. Dopo lo straordinario biennio 2021-2022 (+27,3% cumulato), il settore è incorso in una preoccupante flessione nel 2023 (-2,8%) e nel 2024 (-2,3%). Le stime per il 2025 prevedono un ritorno alla crescita (+2,2%), ma questo recupero potrebbe essere insufficiente per invertire alcune tendenze di fondo che riguardano l’occupazione e la struttura produttiva.
Per le costruzioni, dopo aver beneficiato in modo significativo degli incentivi fiscali e dei finanziamenti del PNRR, si intravedono ora chiari segni di esaurimento della spinta. La flessione prevista per il 2025 (-2,5%) apre interrogativi sulla capacità del settore di assorbire la fine del ciclo espansivo senza conseguenze occupazionali rilevanti. Dopo la flessione del biennio 2022-2023, le esportazioni hanno messo a segno nel 2024 un balzo straordinario (+45% rispetto all’anno precedente), superando i 13 miliardi di euro. Le stime per il 2025 prevedono una sostanziale tenuta (12,9 miliardi), con un ulteriore miglioramento del saldo della bilancia commerciale (da 2,8 a 3,8 miliardi), grazie anche al calo delle importazioni.
Questi dati, di per sé estremamente positivi, coesistono tuttavia con una flessione del valore aggiunto industriale nel 2023 e nel 2024, una diminuzione delle Unità di lavoro nell’industria nel 2023 (-4,5%) e un’impennata delle ore di cassa integrazione, in particolare di quella straordinaria.
La spiegazione più plausibile per comprendere questo apparente paradosso risiede in una combinazione di fattori: l’effetto prezzo legato all’aumento del valore dell’oro e dei metalli preziosi (componenti chiave dell’export orafo) può aver gonfiato il dato delle esportazioni in termini nominali senza un corrispondente aumento dei volumi prodotti; la crescita dell’export potrebbe essere trainata da un numero ristretto di imprese eccellenti, mentre la base produttiva più ampia sconta difficoltà strutturali; infine, il calo delle importazioni potrebbe segnalare una riduzione dell’attività produttiva per il mercato interno o una rilocalizzazione delle forniture.
Sul versante dei redditi, nel decennio 2014-2024 si registra un aumento nominale medio del +25,4%, superiore al tasso di inflazione cumulato (+20,8%). Questo dato apparentemente positivo merita però alcune importanti specificazioni, a partire dalla netta perdita di potere d’acquisto sperimentata dai dipendenti pubblici e privati, che hanno subito una riduzione del loro reddito reale (rispettivamente -8,8% e -3,6%). Al contrario, i redditi nominali di ampie fasce del lavoro autonomo (artigiani +27,3%, commercianti +36,4%, cariche elettive +45,9%) sono aumentati ben al di sopra del tasso di inflazione, beneficiando di una dinamica redistributiva favorevole.
Ne risulta un quadro di crescente disuguaglianza socio-economica in provincia di Arezzo, in cui i redditi da lavoro dipendente perdono potere d’acquisto, mentre il lavoro autonomo lo aumenta.”