FOCUS ECONOMIA E LAVORO 2026 GROSSETO

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Dall’introduzione al report:”Nel quinquennio 2021-2025 l’economia grossetana mostra una dinamica di progressivo rallentamento. Dopo il forte rimbalzo post-pandemico del 2021 (+7,4%), il PIL cresce a ritmi via via più bassi: +3,5% nel 2022, +0,3% nel 2023, +0,9% nel 2024. Il 2025 è previsto una nuova contrazione (-0,2%), con un PIL previsto di 5.990,6 milioni di euro, comunque superiore al livello pre-pandemico del 2019 (5.661,6 milioni).
Il valore aggiunto per settore evidenzia dinamiche differenziate, con le costruzioni come traino dell’economia, (+22,6% nel 2021, +17,5% nel 2022, +8,8% nel 2023, +4,9% nel 2024, +3,2% previsto nel 2025) trainata da bonus edilizi e PNRR. L’industria mostra segnali preoccupanti dopo il rimbalzo del 2021 (+10,3%), con forti ribassi nei tre anni successivi. I servizi, dopo la buona ripresa del 2021 (+6,8%), rallentano progressivamente: +3,4% nel 2022, +0,7% nel 2023, +0,4% nel 2024, fino alla lieve flessione del 2025 (-0,2%).
Il confronto delle Unità di Lavoro (ULA) tra 2008 e 2025 rivela le specificità del modello grossetano. L’aumento occupazionale totale è molto lieve (+2,1%), ma la composizione settoriale è peculiare: agricoltura: +48%; costruzioni: +15,2%; industria: -20,7%; servizi: -1,3%. Di conseguenza, Grosseto è l’unica provincia toscana in cui, nel periodo, le ULA nei servizi diminuiscono invece di aumentare.
La media retributiva lorda del lavoro privato nella provincia di Grosseto è di 17.784€, la più bassa tra tutte le province toscane e ben al di sotto della media regionale (23.188€). Emerge una forte polarizzazione. Da un lato il terziario arretrato (ristorazione, servizi alle imprese, sanità e istruzione private) impiega la quota maggioritaria di addetti (ben il 50,2%), ma assorbe una quota bassa di massa salariale (34,5%). Dall’altro, industria e terziario avanzato occupano un basso numero di addetti (combinati raggiungono poco meno del 20%), ma assorbono quota salariale più alta (quasi il 30%)
Nel settore pubblico, con una media di 33.145€, le retribuzioni lorde sono pressoché doppie rispetto al privato, ma insufficienti a compensare il peso del lavoro povero nel privato.
L’analisi dei redditi 2014-2024 mostra un dato eclatante: a fronte di un’inflazione cumulata del +20,8%, i redditi da lavoro aumentano in termini nominali solo del +16,9%, con una perdita media di potere d’acquisto del -3,9%. Grosseto è l’unica provincia toscana in cui si registra una perdita di potere d’acquisto sul totale dei percettori di reddito. La divaricazione fra categorie è netta ed altrettanto importante del dato medio: artigiani (+17,8% di aumento di reddito reale) e commercianti (+20%) vedono crescere significativamente i loro redditi, pur riducendosi numericamente.
I dipendenti privati (-8,6%) e soprattutto i dipendenti pubblici (-16,2% reale), invece, subiscono un crollo drammatico del potere d’acquisto.
Poiché dipendenti pubblici e privati rappresentano il 60% dell’occupazione totale, per la maggioranza della classe lavoratrice grossetana la perdita di potere d’acquisto nel decennio è stata di grande rilievo.
Nel 2025 le ore complessive di cassa integrazione in provincia di Grosseto raggiungono il valore di 959.118, con un aumento di +114,9% rispetto al 2023. La componente straordinaria cresce in modo impressionante: da 24.548 ore nel 2023 a 711.446 nel 2025. Nel 2025, le ore straordinarie rappresentano il 74,2% del totale, segnale di crisi prolungate e ristrutturazioni aziendali in corso.
La distribuzione settoriale è inequivocabile: l’82,7% delle ore è concentrato nell’industria, a testimonianza della profondità della crisi manifatturiera e del rischio che nel 2026 le ristrutturazioni si trasformino in cessazioni definitive con espulsione di forza-lavoro qualificata.
Nel complesso, Grosseto rappresenta una variante originale del modello di terziarizzazione debole: una struttura produttiva e occupazionale che, invece di spostarsi verso i servizi, ha mantenuto e rafforzato il peso di agricoltura e costruzioni, ma con esiti negativi in termini di precarietà, bassi salari e perdita di potere d’acquisto per i lavoratori dipendenti.”

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