FOCUS ECONOMIA E LAVORO 2026 PRATO
Lo studio di Ires Toscana con dati e analisi su economia e lavoro sulla provincia di Prato

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Dall’introduzione al report: “Il modello pratese presenta una contraddizione di fondo che i dati evidenziano chiaramente. Da un lato, i positivi risultati derivano dal distretto del tessile-abbigliamento, dove sono occupati poco meno della metà degli addetti complessivi del settore privato ufficialmente registrati. Dall’altro lato, nel manifatturiero le retribuzioni annuali lorde sono inferiori alla media provinciale (19.207€ contro 20.189€). È un paradosso: il cuore occupazionale dell’economia locale è anche il settore che contribuisce meno – in proporzione – alla massa salariale.
Questa contraddizione può essere spiegata con la struttura duale del distretto: una parte “alta” (imprese strutturate, brand internazionali, produzione di qualità) che esporta e compete sui principali mercati internazionali e una parte “bassa” (microimprese, laboratori, subfornitura) che comprime strutturalmente i salari e attua forme sleali di concorrenza.
I dati ufficiali vanno letti con la consapevolezza che a Prato il lavoro sommerso e irregolare ha dimensioni rilevantissime, soprattutto nel manifatturiero. Da ciò conseguono due conseguenze fondamentali. In primo luogo, sia i livelli retributivi che occupazionali reali sono superiori a quelli rilevati. In secondo luogo, il ricorso relativamente contenuto (e in calo nel 2025) alla CIG potrebbe occultare il fatto che la crisi viene gestita spostando ulteriori quote di lavoro nel sommerso, piuttosto che usando gli ammortizzatori sociali. In altre parole, la cassa integrazione, in questo contesto, è utilizzata solo dalla parte regolare delle imprese.
Il modello pratese si configura come un ibrido originale nel panorama toscano. Da un lato, si presenta come un distretto industriale maturo con una solida tradizione manifatturiera, una forte vocazione all’export e una capacità di competere sui mercati internazionali. Dall’altro, la sua competitività si fonda in larga misura su un sistema di produzione a basso costo del lavoro che include ampie sacche di irregolarità e sfruttamento. La frammentazione della filiera produttiva in subappalti a cascata permette ai committenti di estrarre valore dal lavoro senza assumersene la responsabilità diretta. Il rischio d’impresa e il costo del lavoro vengono scaricati a valle, dove la compressione salariale e l’irregolarità si trasformano in normali meccanismi di mercato.
La forza del sistema pratese (la specializzazione tessile, la capacità di export, la flessibilità) è anche la sua debolezza, perché si fonda sulla svalutazione strutturale del lavoro e sullo sfruttamento di una manodopera immigrata privata di diritti. Ne deriva che la condizione della classe lavoratrice è segnata da una polarizzazione estrema e in parte invisibile: a una minoranza di lavoratori protetti (pubblico impiego, grandi imprese, professioni) si contrappone una maggioranza di lavoratori precari, sottopagati, in parte sommersi.
L’impoverimento della classe lavoratrice pratese è provato anche da dinamiche di lungo periodo. Confrontando l’andamento dei redditi da lavoro fra 2008 e 2024 per posizione prevalente, il reddito reale di lavoratori e lavoratrici dipendenti diminuisce nel settore privato (-1,8 punti percentuali) e crolla nel pubblico (-13,3 p. p.).”