FOCUS ECONOMIA E LAVORO 2026 PISA
Lo studio di Ires Toscana con dati e analisi su economia e lavoro sulla provincia di Pisa

LEGGI E SCARICA Focus IRES 02 2026 PROVINCE PISA
Dall’Introduzione al rapporto: “Nel quinquennio 2021-2025 vi è stato un progressivo esaurimento della spinta post-pandemica per l’economia pisana. Il PIL, dopo il rimbalzo del +7,5% nel 2021, rallenta fino al +0,1% nel 2025, valore che indica stagnazione. Il valore aggiunto industriale presenta una dinamica preoccupante: dopo il +11% previsto nel 2021, si contrae di -1,8% nel 2024 e recupera solo parzialmente nel 2025 (+0,7%). Le costruzioni, dopo anni di crescita trainata dai bonus edilizi e dal PNRR, registrano una flessione nel 2025 (-2,3%), segnalando l’esaurimento di questo sostegno. Le esportazioni diminuiscono progressivamente rispetto al picco raggiunto nel 2022, erodendo il surplus commerciale.
Parallelamente, nel 2025 la cassa integrazione è esplosa: +152,6% in due anni, con la componente straordinaria in forte aumento e concentrata per oltre il 90% nell’industria. La crisi manifatturiera ha superato la fase congiunturale ed è divenuta strutturale.
I dati descrivono l’economia della provincia di Pisa come attraversata da un dualismo strutturale. A un’estremità, si colloca il polo ad alta produttività (manifatturiero, terziario avanzato) che impiega il 37% degli addetti, ma assorbe il 50% della massa salariale, con retribuzioni molto superiori alla media provinciale e regionale. All’estremità opposta si colloca il terziario arretrato (ristorazione, servizi alle imprese, sanità privata, istruzione privata) che occupa il 35% degli addetti, ma contribuisce solo per il 20% alla massa salariale, con livelli retributivi da lavoro povero.
Il settore pubblico, con 32.098 addetti e una retribuzione media di 38.400€ (+60% rispetto al privato), costituisce un fondamentale ammortizzatore sociale e reddituale. Tuttavia, al suo interno si annidano elevate disuguaglianze (da 24.375€ di retribuzione lorda annuale media degli addetti nella scuola a 50.368€ degli addetti in università).
(…)
In conclusione, Pisa rappresenta un modello ibrido, che contiene elementi tipici della terziarizzazione debole (lavoro povero diffuso, crisi industriale, svalutazione del lavoro dipendente), ma al tempo stesso conserva importanti contrappesi strutturali. In particolare, oltre alla tenuta di un manifatturiero di qualità e di un terziario avanzato, è il settore pubblico della conoscenza (università, ricerca, sanità) che attenua la polarizzazione reddituale e mantiene la media salariale sopra la media regionale.
Tuttavia, l’esplosione della CIGS e il crollo delle esportazioni segnalano che la crisi manifatturiera sta erodendo uno dei pilastri del modello. Se questa tendenza proseguisse, Pisa rischia di avvicinarsi pericolosamente al modello di terziarizzazione debole, perdendo il suo carattere distintivo.”