FOCUS ECONOMIA E LAVORO 2026 PISTOIA
Lo studio di Ires Toscana con dati e analisi su economia e lavoro in provincia di Pistoia

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Dall’introduzione al rapporto: “Dopo il rimbalzo post-pandemico del biennio 2021-2022, l’economia pistoiese mostra già dal 2023 segni di esaurimento della spinta espansiva. Il PIL e il valore aggiunto totale crescono nella provincia di Pistoia più del dato regionale, ma senza mostrare le capacità di recupero e innovazione che caratterizzano altre aree della Toscana. La scomposizione settoriale del valore aggiunto rivela dinamiche differenziate, ma convergenti verso un’unica direzione: il rallentamento.
Dal punto di vista occupazionale, nel decennio 2014-2024 vi è un aumento significativo della forza-lavoro (+5.322 unità, +4,9%), trainato in larghissima parte dal lavoro dipendente privato. Tuttavia, questa crescita si è accompagnata a una precarizzazione diffusa e a una segmentazione del mercato del lavoro che appare ormai strutturale. Il divario retributivo emerge come la cifra più evidente della frattura interna alla struttura occupazionale.
Da un lato, il settore pubblico garantisce retribuzioni medie (36.988€) superiori del 69% a quelle del privato (21.871€), oltre a una maggiore stabilità occupazionale. Dall’altro, nel privato convivono comparti ad alta produttività e retribuzione – come il manifatturiero, che con il 28% degli occupati assorbe quasi il 35% della massa salariale – e un vasto terziario arretrato (ristorazione, servizi alle persone, sanità privata, istruzione) che impiega oltre un terzo della forza-lavoro, ma contribuisce solo per il 22% alla massa salariale, con retribuzioni medie che scendono sotto i 15.000 euro annui. La media retributiva lorda annua provinciale (21.871€) è inferiore a quella regionale (23.188€), nonostante i giorni lavorati medi siano maggiori (253 contro 250).
Questo dato sintetizza efficacemente il nodo strutturale dell’economia pistoiese: una composizione settoriale sbilanciata verso attività a basso valore aggiunto, che richiedono molta manodopera, ma remunerano poco il lavoro. Parallelamente, il manifatturiero – pur mantenendo un ruolo centrale – mostra segni di affanno e di difficoltà a innovare e competere sui mercati globali.”